Generations of love di Matteo B. Bianchi

Di Matteo B. Bianchi avevo letto in precedenza due libri: "Esperimenti di felicità provvisoria" e "Fermati tanto così". Libri che erano stati consigliati nel fantastico programma del La Pina du Radio DeeJay e che sinceramente non avevano deluso. Generations of love è il suo primo romanzo...anche se in realtà è una vera e propria autobiografia, in quanto parla della sua vita, dei suoi sogni e delle sue amicizie, del suo essere omosessuale in Italia neglia anni '80 e dei suoi amori. Libro molto ben scritto, che ti fa osservare le cose da un'altra visuale, cose alle quali sei abituato a guardare solo in un solo modo. Libro molto corto, che si lascia leggere bene e che ha secondo me come bellezza, non tanto la storia in se, quanto piuttosto le riflessioni che contiene, che ti aiutano poi a capire meglio l'autore...soprattutto per uno come me che ha letto la sua biografia praticamente al contrario! :)
"Un amore goffo e istintivo come può essere il sentimento di un bambino, ma non per questo meno reale." (pag. 18)
"Che vedevo i cieli dove gli altri non erano capaci di vedere." (pag. 21)
"Sono una di quelle persone che considera vergognosa e spiacevole la solitudine dei pranzi, come se fosse un indice di una solitudine più generale, quotidiana, cosmica." (pag. 37)
"Eravamo già lo stesso discorso. Siamo stati la stessa anima da subito." (pag. 38)
"E' successo che ho scoperto come si chiamano i miei sensi, i miei sentimenti, il mio mondo. Ho preso possesso del mio vocabolario. Del nome delle cose. E' successo che sono diventato io." (pag. 45)
"L'amore è un concetto concreto, è una persona che per due ore ti trasporta in un altro universo. Poco importa che sia un percorso in motocicletta, una spiaggia solitaria o le sue braccia" (pag. 141)
"E l'unica cosa che riesco a pensare è che forse non sono ancora capace di programmare il mio futuro , ma che di questo abbraccio ho bisogno adesso." (pag. 149)
"Essere sul punto di spiccare il salto mortale e capire, improvvisamente, di non avere alcuna paura, anzi, di amare smisuratamente il vuoto." (pag. 156)





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