Ma le stelle quante sono di Giulia Carcasi
13/05/2008 - 12:21

Io ho uno strano rapporto con i libri...il percorso che faccio per sceglierli è molto strano, di solito me li trovo da solo, girovagando per le librerie, in altri casi, quando sento parlare alla radio di un bel libro, o ne leggo bene in qualche blog, me lo segno sul cellulare. Per il libro in questione è stato proprio così, ne avevo sentito parlar bene da qualche parte ed era finito in fondo a una lista...la scorsa settimana ero alla ricerca di una buona lettura e mi sono imbattuto in questa opera prima di Giulia Carcasi...che solo dopo ho scoperto avevo già inserito nella mia famosa lista...ecco, mi sono detto, questo libro è per forza mio! già per due volte è entrato nella mia vita! e così è stato! Ma le stelle quante sono, non solo è un bel libro, ma è anche scritto molto bene, scivola giù come un bicchiere d'acqua, ha la stessa funzione di una macchina del tempo, ti prende, ti cattura e ti trasporta nel suo mondo, che poi ho scoperto essere in realtà pure il mio. Si perchè se c'è da dire un pregio di questo libro, trovo che più di ogni altro sia la sincerità col quale è scritto e che descrive in modo assolutamente veritiero la vita di due ragazzi all'ultimo anno di liceo classico. Sarà perchè io ho fatto il classico, sarà perchè ci ho lasciato il cuore, sarà perchè mi sono divertito come un matto, ma questo libro ti racconta esattamente come è la vita per uno studente liceale (tranne qnd parla di versioni di 40 righe...ah Giulia, che ti sei fumata? massimo 15...20 a esagerare...). Scritto poi in maniera assolutamente originale, narra la stessa storia, da due diverse angolature, dei due protagonisti, da una parte Alice, dall'altra Carlo. Entrambi con i loro pensieri riescono a parlare di me...
"io penso che sono meglio i rimpianti, perchè su quelli ci puoi lavorare, perchè puoi immaginarti il finale che più ti fa comodo, mentre i brutti ricordi il finale ce l'hanno già." (pag. 10)
"l'amore è così, non sai che direzioni prende, ogni tanto salta fuori un nuovo personaggio e tutto si complica" (pag. 12)
"io no, io do retta a tutta me stessa. E ogni volta che devo decidere qualcosa, c'è in me una riunione di condominio: cuore, testa, corpo e anima si vedono e si consultano. Di solito è la testa quella a cui do più ascolto: mi sembra abbia idee migliori" (pag. 12)
"mi domando se sono mai andata a scuola con una versione non fatta, se mi sono presentata a un'interrogazione senza sapere tutto per filo e per segno, se ho mai preso un impreparato, se mi sono mai giustificata, se ho mai bigiato...la risposta è NO! non per bravura ma per paura." (pag.21)
"e non capiscono che si può scegliere, dare tempo al corpo" (pag. 28)
"il tuo corpo saprà cosa fare. La testa no, ma il corpo si. Se il corpo fa resistenza lascia perdere." (pag. 38)
"io penso che è più difficile amare da vicino, dentro, perchè gli occhi vedono bene, non puoi più dare alle nuvole la forma che vuoi" (pag. 42)
"se la vita non ti sorride falle il solletico!" (pag. 66)
"io starò in una tasca della tua valigia" (pag. 90)
"tutto quello che ti da coraggio è poesia, tutto quello che ti prende per mano e ti spiega il mondo, che ti fa sentire meno solo, che ti aiuta a capire e a capirti." (pag. 106)
"i corpi non sono fatti per stare da soli, l'amore è un gioco ad incastro. Devi trovare il pezzo giusto, devi inciampare e continuare a cercare, come il mare, che abbraccia la sua spiaggia, perchè senza di lei non ci sarebbe lui." (pag. 124)
"perchè vivere è come scalare le montagne: non devi guardarti alle spalle, altrimenti rischi le vertigini. Devi andare avanti, avanti, avanti...senza rimpiangere quello che ti sei lasciato dietro, perchè, se è rimasto dietro, significa che non voleva accompagnarti nel tuo viaggio. Però ti è servito anche quel pezzo di roccia che non riesci più a vedere, ti ha fatto capire, ti ha dato slancio." (pag. 132)
"Un tempo mi avrebbe dato fastidio essere "sufficiente", mi suonava come una parolaccia, come dire, sei uno dei tanti. Adesso non mi va più di stare in cima da solo. Meglio a terra con gli altri. Mi piace confondermi con gli altri. Sono un buono scudo. E una buona scusa." (pag. 25)
"Quel ragazzo che tornava a casa con un bel voto in tasca, ma tornava solo. Quel ragazzo che ho cacciato dal mio corpo, perchè pesava troppo, era scomodo da portarsi dietro" (pag.27)
"Si dice che l'amore colpisce al cuore, ma io devo essere fatto in modo starne perchè a me prende qui, tra le budella." (pag. 42)
" sarà affetto, sarà amore, sarà sesso, io qualcosa lo sento. Non lo so se è questo amore, se non hai mai conosciuto qualcosa fai fatica a riconoscerla." (pag.48)
"non c'è stato niente tra noi. Niente baci, niente sesso, niente di niente. Però mi sento pieno. Mi sento pieno, riempito di lei. Sazio" (pag. 65)
"Ho imparato da uomini che non sei tu, da case lontane la nostra. Io sono figlio del mondo. e tu chi sei?" (pag. 84)
Chi mi conosce non faticherà a trovare fra queste frasi me...è quasi imbarazzante quanto questo libro mi abbia preso, conquistato e messo a nudo. Bellissimo, leggero, ma bellissimo, leggetevelo, ne vale la pena credetemi!
Generazione Erasmus: e adesso cosa fai? di Davide Faraldi
01/05/2008 - 19:11
Insomma, se siete studenti in crisi d'identità e vi volete fare del male, leggete questa opera prima di Davide Faraldi, libro ben scritto, che scorre benissimo e che racconta le gesta di uno studente (finalmente) normale, che ha le sue difficoltà (che tutti hanno) con gli esami, che si innamora...e che va alla ricerca di un lavoro che lo gratifichi...perchè la cosa bella è che...come dice lui alla fine: "perchè non so cosa succederà, non so cosa sarà della mia vita, non so cosa mi riserverà il domani, ma so che ora, in questo momento, se qualcuno mi chiedesse: e adesso cosa fai?, gli risponderei che mai nella vita son stato più sicuro di sapere adesso, cosa voglio fare."
Una giornata nell'antica ROMA di Alberto Angela
06/04/2008 - 17:05

Se talvolta vi chiedete chi è che compra i saggi storici...beh...ecco la risposta ce l'avete qui davanti! Io sono uno di quelli!
L'ultimo mio acquisto è Una giornata nell'antica ROMA di Alberto Angela. Al di là del fatto che io adoro quest'uomo per l'enorme conoscenza che ha di tutto e che secondo me i suoi programmi da soli giustificano il pagamento del canone rai per la completezza e semplicità delle informazioni che da. Infatti, a differenza del padre, che quando parla a Super Quark ha sempre quel qualcosa di saccente che da, a mio parere, ai suoi programmi anche un determinato aspetto soporifero, Alberto è un genio della comunicazione. Quel suo modo quasi cantilenante di parlare rende il programma interessante, inoltre conduce delle trasmissioni che in pratica mi parlano veramente di tutto quello che mi piace ed interessa!
Ma parliamo del libro, si propone (e riesce, dico io) di portare il lettore in un affascinante viaggio nel tempo in epoca Romana. Ma non la Roma di Cesare, bensì la Roma imperiale di Traiano nel suo massimo splendore. Angela, a mio parere, riesce con semplicità di linguaggio a spiegare, in maniera più che comprensibile quelli che erano i modi di fare, gli usi, i costumi e la vita dei romani. Cose che la maggior parte delle persone non conosce, perchè informazioni rilegate a esami universitari di nicchia, che per fortuna ho avuto modo di fare, e che per me sono la magia della storia. Il solo pensare di immaginarsi, cosa poteva fare un nostro antenato 2000 anni fa rende questa la materia più bella in assoluto. Angela nel suo libro fa questo, si trasforma in un cicerone che ti porta a spasso per una Roma lontana da quella attuale, ma neanche più di tanto. E' un libro che secondo me merita davvero tanto, perchè rende popolare una materia che non lo è, ma soprattutto lo fa spiegandola e fornendo i mezzi per comprenderla. Raoul
Il giorno in più di Fabio Volo
25/03/2008 - 15:08

Quello di cui vi parlerò è uno dei libri che più mi hanno stupito per la bellezza negli ultimi tempi...Ho sempre amato Fabio Volo, in particolare i suoi libri, tuttavia dopo i primi due che mi avevano entusiasmato il terzo, mi aveva lasciato un pò d'amaro in bocca...ed è così che da questo suo terzo romanzo non mi aspettavo nulla di più, preso solo perchè quando mi piace un libro di un autore continuo imperterrito a comprare suoi libri, anche se non mi prendono molto, nella speranza di un nuovo colpo di fulmini con i suoi lavori. E questa cosa mi è proprio successa con Il giorno in più. Romanzo che parla di Giacomo e della sua storia d'amore a tempo con Michela. Vi starete chiedendo cosa vuol dire storia d'amore a tempo...allora in breve Giacomo e Michela sono due sconosciuti che prendono tutti i giorni lo stesso tram, che presi da una forte passione l'uno per l'altra, decidono a un certo punto di fidanzarsi, fissando però una data di scadenza, alla fine della quale torneranno gli sconosciuti di prima. Questa è solo una delle cose ganze di questo libro, ad arricchirlo ci sono le descrizioni realistiche di tutte quelle situazioni e quei pensieri che ci ritroviamo a vivere tutti i giorni. Fabio Volo racconta in maniera sublime i pensieri, le paure, le sofferenze di un uomo, mettendo nella testa e nella bocca di Giacomo (il protagonista) molto di quello che anche io mi ritrovo a pensare tutti i giorni. E' come se questo libro parlasse di me...solo un cenno delle frasi che mi descrivono in maniera perfetta e che hanno reso questo libri uno dei più belli che abbia mai letto:
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"Mi capitava spesso durante il giorno di fantasticare su di lei, ma soprattutto su di noi. E' bello avere una persona sulla quale fare delle fantasie tutto il giorno. Anche se è sconosciuta" (pag.19)
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"Quando vado a letto tardi, nel vedere che ora è sento già la stanchezza del giorno dopo. so che dopo pranzo rantolerò tutto il giorno..." (pag.35)
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"Io e Silvia siamo la prova che esiste l'amicizia tra uomo e donna. [...]come amici ci regaliamo regaliamo emozioni indimenticabili e amore puro. Silvia è una persona che amo." (pag. 39)
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"ricordo bene il fascino di quella scritta: PER TUTTE LE DESTINAZIONI. Immaginavo mondi lontani." (pag 57)
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"Non ho paura di volare. Diciamo però che quando scendo a terra sono più contento. Non è proprio paura, è un pò come quando ti senti la febbre , ma non ce l'hai." (pag. 97)
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"Mia nonna mi ha salutato chiamandomi con il nome giusto. [...] Dov'era finita la donna che conoscevo da piccolo. quel donnone enorme? La persona di fronte a me in quel momento non era più lei. Le assomigliava. mia nonna è sempre stata una donna forte, un punto di riferimento." (pag. 249)
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"Con la tua ironia sei stato capace di mostrarmi una paura e superarla. [...]Tu mi piaci come persona e mi piacerebbe che i miei figli avessero un padre come te." (pag. 234)
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Non stavamo costruendo un rapporto, lo stavamo semplicemente vivendo!" (pag.236)
Spero di avervi messo un pò di curiosità...davvero, leggetelo, merita. Raoul
Oggi vi parlerò di uno dei miei libri preferiti, Pollyanna di Eleanor H. Porter. Questo romanzo si pone come pilastro nella letteratura per ragazzi, anche se in verità io ci sono arrivato in età adulta. Infatti devo ammettere che mi sono sempre posto in maniera ostile nei confronti dei classici per ragazzi, ma a Pollyanna affido il merito di avermi fatto scoprire la bellezza del genere cui appartiene, infatti dopo averlo letto mi sono appassionato sempre più fino andando a ricercare titoli antichi, magari ricordati solo per versioni cinematografiche. La storia è molto semplice, narra di una ragazzina, Pollyanna, rimasta sola al mondo, che viene mandata dalla austera e severissima zia Polly. Fin qui niente di nuovo, la solita storia strappalacrime. A rendere però, secondo me, Pollyanna un libro magico è proprio il personaggio della ragazzina che si caratterrizza per riuscire a superare le avversità facendo "il gioco della felicità". La ragazzina lo spiega a chiunque si trovi in una situazione non facile e conquista via via e sempre di più tutte le persone che la circondano, anche la stessa zia Polly. E non conquista solo i personaggi del libro ma lo stesso lettore, spingendolo anch'esso a fare il famoso gioco, che altro non è che pensare che in fondo poteva sempre andare peggio. Il tutto fila liscio, come in tutte le belle storie fino a che a Pollyanna non capita un incidente che la porta a perdere l'uso delle gambe, che non minano solo la sua capacità di camminare, ma anche la sua felicità e voglia di vivere. e poi...e poi il resto non ve lo racconto...perchè il libro merita di essere letto, da bambini e adulti, perchè ti riporta a una dimensione fanciullesca. Il racconto ha un seguito, che è Pollyanna cresce, che però a mio parere non ha la magia del primo e siccome in questo blog voglio solo parlare di ciò che mi piace veramente preferisco glissare.
Non glisso però sulla versione cinematografica che è uscita nel 1960 con il titolo de Il segreto di Pollyanna alludendo quindi al gioco della felicità della bambina. Il film, che vede la regia di David Swift, però secondo me perde punti proprio su questo, infatti non pone troppa attenzione sul gioco della felicità come invece fa il romanzo. Non per questo però è un brutto film, anzi ricalca in maniera fedele il libro, con anche una certa somiglianza fra gli attori e i protagonisti.
Del racconto infine c'è stata una versione a cartoni, realizzata dalla Nippon Animation nel 1986, che come molte riproposizioni nipponiche allunga la storia pur rimanendo fedele al libro. Cartone a mio parere molto molto bello, che mi ha influenzato soprattutto per quanto riguarda la mia passione per i prismi, che è nata proprio guardando una puntata del cartone dove Pollyanna gioca con questi. L'anime era poi accompagnato da una sigla strepitosa, composta da Alessandra Valeri Manera e Carmelo Carucci e cantata dalla mia amata Cristina D'Avena, sfido chiunque di voi, che sia come me figlio degli anni 80, a resistere dal non cantarla!A voi la videosigla: http://www.youtube.com/watch?v=5RoH8K8kbT4
L'Armata Perduta di Valerio Massimo Manfredi
12/02/2008 - 17:08

Quello di cui vi sto per parlare è il libro di uno dei miei autori preferiti, l'ultimo romanzo scritto da Valerio Massimo Manfredi:L'armata perduta. Posso immaginare che la maggior parte delle persone tenda a storcere il naso alla vista di un romanzo storico, per di più abbastanza grosso. Infatti pur da appassionato del genere, mi rendo perfettamente conto che non tutti gli scrittori siano in grado di cimentarsi in questo genere, perchè il passaggio da romanzo a libro di storia, se non sei un buon narratore, è molto facile. Ma Valerio Massimo Manfredi è un ottimo narratore, capace di incollarti alle sue pagine, dalla prima all'ultima. L'armata perduta è, a dispetto del titolo, un romanzo d'amore. La protagonista di questa storia è Abira, giovane ragazza persiana, promessa sposa di uno che non ha mai visto, che sogna l'amore, senza saper bene neanche lei esattamente cosa sia. Gli eventi la porteranno ad incontrare Xeno, giovane greco, al seguito dei Diecimila al fianco di Ciro. Sarà questo incontro a farle capire cosa vuol dire amare. La storia prosegue con la narrazione della fuga di Abira con Xeno. Manfredi ci mostra quindi cosa voglia dire essere donna nel IV° sec. a.C., cosa voglia dire essere moderni in una società che ancora non lo è. Perchè la storia di Abira è proprio questa, è la storia di una ragazza come ne potremmo trovare tante nella nostra città, una ragazza a cui le regole stanno strette, una ragazza che farebbe tutto per amore. La bellezza di questo romanzo è che ci troviamo rapiti sia dalla storia fra i due protagonisti sia dalla curiosità di vedere come va a finire la storia dei Diecimila... Sicuramente è uno fra i migliori libri che abbia mai letto, ve lo consiglio caldamente. Raoul







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