Sotto lo stesso cielo di Christian Bergi

Non so se ritenermi molto fortunato nella scelta dei libri o semplicemente bravo ad individuare quelli che poi si rivelano, per il mio gusto, degli ottimi titoli. Sotto lo stesso cielo di Christian Bergi è uno di questi. Io i libri li scelgo istintivamente, evito infatti quasi sempre di leggere la trama. Ci deve essere un qualcosa che mi colpisce, in questo caso a colpirmi è stato il bel titolo e la bella copertina. Il romanzo è un racconto a più voci dei protagonisti della storia. Inizialmente questo cambiamento continuo dei punti di vista un pò di difficoltà me l'ha creata, superata però poco dopo, non appena ho iniziato ad amare i protagonisti, e questo non puoi evitare di farlo, perchè è la storia, davvero bella e piena di colpi di scena, che ti porta ad amarli in ogni loro gesto, in ogni loro parola, in ogni loro segreto. Protagonista principale della storia è Ilaria, giovane ragazza diciannovenne, accanto alla quale gravitano quelli che sono gli altri narratori della storia: Riccardo, Giulia, Kiko, Marcello, e che in un modo o nell'altro ad Ilaria sono legati. La storia si snoda fra Roma e Londra, in un intreccio continuo di colpi di scena e coincidenze talmente improbabili che tuttavia nella trama appaiono probabilissimi. Di più non dico, perchè questo è realmente un libro da scoprire, parte come un romanzo adolescenziale fino a diventare una storia più profonda.
"Credo che tutti gli uccelli del mondo si conoscano tra loro, almeno di vista. Credo che i pensieri di ognuno galleggino nell'aria." (pag. 7)
"Credo che piangere e ridere siano facoltà primarie dell'uomo, molto più dei cinque sensi, perchè, a differenza di quest'ultimi, tutti ne possiedono la capacità. [...] Raramente credo in Dio, ma in questo periodo si. Niente succede a caso, di questo ne sono certo." (pag. 8)
"Nei suoi occhi ho sempre visto il desiderio di farsi accetare da me, la voglia di farmi notare la sua bravura, il suo essere speciale. Ma non l'ho mai capito, e ho continuato a evitare quello sguardo, talvolta anche a disprezzarlo, perchè rappresentava solo una perdita del mio tempo prezioso." (pag. 10)
"La neve mi da un senso di felicità, di leggerezza, forse perchè la associo al Natale, ai film americani dove le persone camminano spensierate per quelle enormi strade piene di luci, in cerca del ragalo perfetto." (pag. 13)
"Spesso abbiamo dormito insieme, magari uno di fronte all'altra, ma a nessuno dei due è mai venuto in mente di avvicinarsi un pò di più, forse perchè tra la mia e la sua bocca c'era così tanto amore che se ci fossimo avvicinati, l'avremmo potuto stritolare, per far nascere un semplice bacio. Non ne valeva la pena. [...] Non so se era semplice amicizia, non la so distinguere dall'amore, ma sicuramente era qualcosa di unico." (pag. 31)
"Credo che senza musica un ricordo non acquisti il giusto valore e un'importante situazione non sia adeguatamente riconosciuta come tale." (pag. 53)
"Non so...non so cosa mi stia succedendo. Chiamarlo amore mi sembra eccessivo, ma con il tempo mi sto invaghendo del suo ricordo." (pag.119)
"Fuori scuola quel giorno ho respirato un'aria nostalgica, era la fine di un capitolo importante della mia vita e già ne sentivo la mancanza." (pag. 138)
"Ci scambiamo uno sguardo freddo, triste; come quello di un addio." (pag. 152)
"Di lì, ci siamo cominciati a frequentare. Non lo consideravo un tradimento, era come uno sfogo del mio corpo. E quando tornavo da mia moglie, ero più rilassato e cordiale. Non mi sentivo in colpa." (pag. 200)
"Sono uno che ha sempre odiato i baci, le coccole, la tenerezza. Non erano alla mia portata; al solo pensiero mi sentivo stupido. Faccio ancora fatica a lasciarmi andare, ho quasi paura che qualcuno possa ridere di me, ma stavolta ci riderei su anche io." (pag. 213)
"Purtroppo mi manca il coraggio. Il coraggio di urlare la verità a me stesso, il coraggio di deludere gli altri, il coraggio di prendere un aereo e trovarmi da solo a combattere contro qualcosa che è troppo più grande di me." (pag. 218)
Il gioko di Matteo Fontana

Partiamo dal presupposto che i libri che parlano del passaggio superiori-università sono fra i miei preferiti, un pò perchè mi fanno tornare alla mente uno dei periodi più belli che io abbia mai vissuto, un pò perchè mi permettono di confrontare, se ambientati negli anni di oggi, quelli che sono stati i miei 19 anni con la nuova generazione. Il Gioko di Matteo Fontana, mi ha permesso di fare proprio questo. L'autore descrive quello che è un gruppo di ragazzi, come possono essercene a migliaia in giro per l'Italia, che trova il suo collante in un gioco che fanno fra di loro. Il gioco in questione è una sorta di gioco della bottiglia, aggiornato ai tempi che corrono: invece della bottiglia girano delle immagini sul computer, partendo da immagini softcore fino ad arrivare a quelle più hardcore, allo stop si gioca...mimando ovviamente quello che è uscito sullo schermo. A prima vista può sembrare un libro a carattere unicamente pornografico, non lo è. A mio parere è solo una narrazione senza filtri di quello che accade, la sessualità è parte integrante della vita dei ragazzi. Il gioco ideato altro non è che un modo per poter tenere vicine persone che non sanno relazionarsi, persone che senza di esso non sarebbero neanche amici. Nel mezzo di questo racconto Roberto, il protagonista, si innamora, di una ragazza. Ragazza che vuole entrare nel gioco e che ci entra. E poi, poi dallo scherzo si passa alla tragedia.
"Forse mi era anche venuta dietro per un periodo. Non saprei dire, non è che io sia molto bravo a rendermi conto di queste cose." (pag. 57)
"[...]stavolta tocca a me fare l'indeciso. L'enigmatico. Come in fondo mi piace fare. Consapevolmente. E poi enigmatico non vuol dire moralista a corrente alternata. Io a Fabio mica gli faccio la morale. Lo prendo così com'è, non gli sono amico quando mi dà una pacca sulla spalla per detestarlo quando mi ignora." (pag. 59)
"La ascolto e mi cresce l'agitazione, dentro. E' sempre così, ho paura di non riuscire a dominarmi, e di conseguenza comportarmi da imbecille." (pag. 63)
"Torno a casa senza accorgermi di essere tornato a casa. mi siedo a tavola senza accorgermi di essermi seduto a tavola. Tutto quanto mi sembra distante, mi chiedo se non sto sognando." (pag. 68)
"Mi sembra di pensare meglio quando cammino, e spesso dopo aver camminato un pò sono più tranquillo." (pag. 88)
"Ma sono stufa delle cose che mi piacciono, voglio fare quelle che non mi piacciono. E scoprire se non mi piacciono veramente, oppure..." (pag. 106)
"Io devo voler fare una cosa per farla, non basta la curiosità di provarci. Anche per le cose nuove, che non conosco, è come se sapessi già prima che mi andrà di farla." (pag. 107)
"Se proprio vedo che non riesco a decidermi mi iscrivo a Giurisprudenza, tanto giurisprudenza va sempre bene, la fanno tutti." (pag.149)
"Quella canzone mi distrugge tutte le volte che la sento, e poi mi ricostruisce." (pag. 195)





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