Sotto lo stesso cielo di Christian Bergi
30/06/2009 - 14:09

Non so se ritenermi molto fortunato nella scelta dei libri o semplicemente bravo ad individuare quelli che poi si rivelano, per il mio gusto, degli ottimi titoli. Sotto lo stesso cielo di Christian Bergi è uno di questi. Io i libri li scelgo istintivamente, evito infatti quasi sempre di leggere la trama. Ci deve essere un qualcosa che mi colpisce, in questo caso a colpirmi è stato il bel titolo e la bella copertina. Il romanzo è un racconto a più voci dei protagonisti della storia. Inizialmente questo cambiamento continuo dei punti di vista un pò di difficoltà me l'ha creata, superata però poco dopo, non appena ho iniziato ad amare i protagonisti, e questo non puoi evitare di farlo, perchè è la storia, davvero bella e piena di colpi di scena, che ti porta ad amarli in ogni loro gesto, in ogni loro parola, in ogni loro segreto. Protagonista principale della storia è Ilaria, giovane ragazza diciannovenne, accanto alla quale gravitano quelli che sono gli altri narratori della storia: Riccardo, Giulia, Kiko, Marcello, e che in un modo o nell'altro ad Ilaria sono legati. La storia si snoda fra Roma e Londra, in un intreccio continuo di colpi di scena e coincidenze talmente improbabili che tuttavia nella trama appaiono probabilissimi. Di più non dico, perchè questo è realmente un libro da scoprire, parte come un romanzo adolescenziale fino a diventare una storia più profonda.
"Credo che tutti gli uccelli del mondo si conoscano tra loro, almeno di vista. Credo che i pensieri di ognuno galleggino nell'aria." (pag. 7)
"Credo che piangere e ridere siano facoltà primarie dell'uomo, molto più dei cinque sensi, perchè, a differenza di quest'ultimi, tutti ne possiedono la capacità. [...] Raramente credo in Dio, ma in questo periodo si. Niente succede a caso, di questo ne sono certo." (pag. 8)
"Nei suoi occhi ho sempre visto il desiderio di farsi accetare da me, la voglia di farmi notare la sua bravura, il suo essere speciale. Ma non l'ho mai capito, e ho continuato a evitare quello sguardo, talvolta anche a disprezzarlo, perchè rappresentava solo una perdita del mio tempo prezioso." (pag. 10)
"La neve mi da un senso di felicità, di leggerezza, forse perchè la associo al Natale, ai film americani dove le persone camminano spensierate per quelle enormi strade piene di luci, in cerca del ragalo perfetto." (pag. 13)
"Spesso abbiamo dormito insieme, magari uno di fronte all'altra, ma a nessuno dei due è mai venuto in mente di avvicinarsi un pò di più, forse perchè tra la mia e la sua bocca c'era così tanto amore che se ci fossimo avvicinati, l'avremmo potuto stritolare, per far nascere un semplice bacio. Non ne valeva la pena. [...] Non so se era semplice amicizia, non la so distinguere dall'amore, ma sicuramente era qualcosa di unico." (pag. 31)
"Credo che senza musica un ricordo non acquisti il giusto valore e un'importante situazione non sia adeguatamente riconosciuta come tale." (pag. 53)
"Non so...non so cosa mi stia succedendo. Chiamarlo amore mi sembra eccessivo, ma con il tempo mi sto invaghendo del suo ricordo." (pag.119)
"Fuori scuola quel giorno ho respirato un'aria nostalgica, era la fine di un capitolo importante della mia vita e già ne sentivo la mancanza." (pag. 138)
"Ci scambiamo uno sguardo freddo, triste; come quello di un addio." (pag. 152)
"Di lì, ci siamo cominciati a frequentare. Non lo consideravo un tradimento, era come uno sfogo del mio corpo. E quando tornavo da mia moglie, ero più rilassato e cordiale. Non mi sentivo in colpa." (pag. 200)
"Sono uno che ha sempre odiato i baci, le coccole, la tenerezza. Non erano alla mia portata; al solo pensiero mi sentivo stupido. Faccio ancora fatica a lasciarmi andare, ho quasi paura che qualcuno possa ridere di me, ma stavolta ci riderei su anche io." (pag. 213)
"Purtroppo mi manca il coraggio. Il coraggio di urlare la verità a me stesso, il coraggio di deludere gli altri, il coraggio di prendere un aereo e trovarmi da solo a combattere contro qualcosa che è troppo più grande di me." (pag. 218)
Il gioko di Matteo Fontana
07/06/2009 - 12:22

Partiamo dal presupposto che i libri che parlano del passaggio superiori-università sono fra i miei preferiti, un pò perchè mi fanno tornare alla mente uno dei periodi più belli che io abbia mai vissuto, un pò perchè mi permettono di confrontare, se ambientati negli anni di oggi, quelli che sono stati i miei 19 anni con la nuova generazione. Il Gioko di Matteo Fontana, mi ha permesso di fare proprio questo. L'autore descrive quello che è un gruppo di ragazzi, come possono essercene a migliaia in giro per l'Italia, che trova il suo collante in un gioco che fanno fra di loro. Il gioco in questione è una sorta di gioco della bottiglia, aggiornato ai tempi che corrono: invece della bottiglia girano delle immagini sul computer, partendo da immagini softcore fino ad arrivare a quelle più hardcore, allo stop si gioca...mimando ovviamente quello che è uscito sullo schermo. A prima vista può sembrare un libro a carattere unicamente pornografico, non lo è. A mio parere è solo una narrazione senza filtri di quello che accade, la sessualità è parte integrante della vita dei ragazzi. Il gioco ideato altro non è che un modo per poter tenere vicine persone che non sanno relazionarsi, persone che senza di esso non sarebbero neanche amici. Nel mezzo di questo racconto Roberto, il protagonista, si innamora, di una ragazza. Ragazza che vuole entrare nel gioco e che ci entra. E poi, poi dallo scherzo si passa alla tragedia.
"Forse mi era anche venuta dietro per un periodo. Non saprei dire, non è che io sia molto bravo a rendermi conto di queste cose." (pag. 57)
"[...]stavolta tocca a me fare l'indeciso. L'enigmatico. Come in fondo mi piace fare. Consapevolmente. E poi enigmatico non vuol dire moralista a corrente alternata. Io a Fabio mica gli faccio la morale. Lo prendo così com'è, non gli sono amico quando mi dà una pacca sulla spalla per detestarlo quando mi ignora." (pag. 59)
"La ascolto e mi cresce l'agitazione, dentro. E' sempre così, ho paura di non riuscire a dominarmi, e di conseguenza comportarmi da imbecille." (pag. 63)
"Torno a casa senza accorgermi di essere tornato a casa. mi siedo a tavola senza accorgermi di essermi seduto a tavola. Tutto quanto mi sembra distante, mi chiedo se non sto sognando." (pag. 68)
"Mi sembra di pensare meglio quando cammino, e spesso dopo aver camminato un pò sono più tranquillo." (pag. 88)
"Ma sono stufa delle cose che mi piacciono, voglio fare quelle che non mi piacciono. E scoprire se non mi piacciono veramente, oppure..." (pag. 106)
"Io devo voler fare una cosa per farla, non basta la curiosità di provarci. Anche per le cose nuove, che non conosco, è come se sapessi già prima che mi andrà di farla." (pag. 107)
"Se proprio vedo che non riesco a decidermi mi iscrivo a Giurisprudenza, tanto giurisprudenza va sempre bene, la fanno tutti." (pag.149)
"Quella canzone mi distrugge tutte le volte che la sento, e poi mi ricostruisce." (pag. 195)
L'aforisma della settimana
17/04/2009 - 13:04
Faccio sempre ciò che non so fare, per imparare come va fatto. (V. Van Gogh)
Noi due come un romanzo di Paola Calvetti
13/04/2009 - 18:03

Ci sono dei romanzi che descrivono e che parlano di situazioni per le quali pagheremmo oro solo per viverle parzialmente. Questo romanzo di Paola Calvetti fa esattamente per me questa cosa. La protagonista del libro apre una libreria e fa in modo che il suo esercizio si caratterizzi come innovativo in un mondo tutto hi-tech, facendo forza sul suo essere terribilmente retrò. Retrò nella catalogazione, retrò nel tenere titoli assolutamente fuori mercato, retrò nel suo essere volutamente distante anni luce dalla tecnologia, dato che Emma, la protagonista, getta tutto quello che è modernità. Chi non ha mai desiderato poter tornare ai vecchi tempi senza cellulare e internet che ti riportano perennemente e continuamente alla realtà?...non so voi...io si...tanta nostalgia per le vacanze che erano vere vacanze anche e solo per il fatto che staccavi dalla tua realtà. Chi, amante della lettura come me, non ha mai sognato di aprirsi una libreria che corrisponda ai propri desideri?
La storia di Noi due come un romanzo è molto semplice, Emma, come già detto è una donna che decide di fare un cambiamento forte nella sua vita, getta dalla finestra quello che era stato fino ad ora il suo lavoro, decide di abbandonare ogni legame con la modernità bandendo dalla sua vita cellulare e computer, e decide di realizzare quello che era sempre stato un suo sogno, aprire una libreria. In questo suo percorso ritrova Federico, il suo primo amore, che è di passaggio per Milano. I due decidono di continuare a sentirsi solo però tramite lettere cartacee, aprendo ognuno la propria casella postale, lei a Milano, lui a New York. Unica eccezione che si mettono è quella di potersi rivedere una volta l'anno in occasione dell'anniversario del loro incontro.
Il libro è una raccolta delle lettere che i due si scambiano per 5 lunghi anni, alternate a descrizioni di squarci di vita reali. Tremendamente interessante per i continui richiami ad altri libri. Un libro molto bello, che ti acchiappa, al quale ho trovato un unico limite...la storia è un pò tirata per le lunghe...insomma..una raccolta di epistole, dopo un pò alla lunga stanca...tuttavia questo non va a inficiare sulla bellezza del romanzo.
"Vivevo in un indefinibile stato di attesa, presagivo un cambiamento ma non avevo idea di cosa fare e da dove cominciare." (pag. 11)
"Non essere always on ha i suoi inconvenienti, la mia metamorfosi ha lasciato per strada un sacco di persone, ma sono libere, adesso, di non lasciare tracce." (pag. 19)
"Vado a vedere la ragazza che ero. [...] E' che sono una timida, ma questo particolare del mio carattere è noto solo agli intimi. per tutti gli altri sono un tipo estroverso dalla parlantina facile e ridondante, anche se con gli anni e l'esperienza ho perso i toni da melodramma e imparato il valore terapeutico dell'ironia." (pag. 22)
"L'esprit de l'escalier colpisce quando ti rendi conto di essere arrivato in fondo alle scale e di non avere detto tutto quello che avresti voluto dire. sono i momenti in cui ti vengono le battute migliori, le risposte più argute e...non sei più in tempo per pronunciarle." (pag. 34)
"Insomma, si innamora al primo colpo o abandona senza rimpianti il volume al suo posto." (pag. 48)
"Il tipo di rapporto che preferisco è ultraterreno: vedere in sogno. Il secondo è la corrispondenza." (pag. 63)
"ci sono parole vetuste che adoro." (pag. 84)
"le allergie d'amore sono uguali ad ogni età." (pag. 127)
"i sogni restano tali finchè non arriva qualcuno a rovinarteli." (pag. 157)
"Ho sempre pensato ce se desideri fortissimamente qualcosa, quando tra diverse opzioni ne scegli una e una soltanto, quando cammini risoluta e la determinazione è più forte di qualsiasi logica, di qualsiasi infausto pronostico, quando credi che il passato non è una minaccia e non ti fa spaventare dal futuro, i miracoli o come dir si voglia accadono." (pag. 180)
"Succede sempre qualcosa, e meno male, altrimenti sai che palle?" (pag. 189)
"Mi stai trasformando, senza volerlo, in una persona quasi "normale"" (pag. 202)
"Ora so che sei stato solo una bella parentesi. La vita è ritornata vita e tu un pezzo della stessa." (pag. 213)
"Leggo perchè ho l'ansia di dover fare e , quando non so come fare o cosa decidere, prendo in mano un romanzo." (pag. 223)
"Non ho la forza di parlare di noi, la cosa peggiore è che non riesco a parlare di me." (pag. 230)
"I ricordi mi abitano, mi confondono e mi immobilizzano." (pag. 254)
"E' che io devo imparare a staccarmi da felici abitudini consolidate. Mi affeziono: alle persone, agli orari, alle movenze. I cambiamenti mi scombussolano." (pag. 285)
"perchè ci si vergogna a raccontare il fallimento, persino alle amiche." (pag. 313)
La (mia) canzone della settimana
27/03/2009 - 12:36
Se negli ultimi tempi non ero riuscito a trovare una canzone che mi prendesse veramente tanto ecco che ieri su Radio Subasio ho trovato una risposta...aspettavo il nuovo singolo di Beyoncè, Halo...mamma mia quanto è bella..lei e la canzone...
Diverso da chi?
22/03/2009 - 12:21

Quello del quale vi sto per parlare è uno dei più chiaccherati film del momento, un pò per il fatto della storia controversia che a detta di alcuni ricalca la canzone di Povia Luca era gay, un pò anche perchè in questo paese ogni volta che si parla della sessualità sembrano tutti impazziti, figli di un retaggio storico e culturale che difficilmente credo riusciremo a buttarci alle spalle! Allora niente di tutto quello che avevo sentito dire su questo film era vero. Punto primo, non è la trasposizione di Luca era gay. Punto secondo è una semplice storia d'amore, con tutte le sue mille, controverse sfaccettature. Diverso da chi? opera prima di Umberto Carteni parla di questo, di amore. Un film secondo me ben scritto e profondamente divertente. Colonna portante del film è una straordinaria Claudia Gerini. Il film sarebbe niente se non ci fosse lei. Perfetta, bellissima, incisiva e comica come non mai. Credo che questo film abbia enfatizzato la sua bravura. Accanto a lei un sempre più bravo Luca Argentero, è impressionantemente reale e quotidiano nel suo recitare. Forse i critici sicuramente più esperti di me storceranno un pò il naso, ma penso che abbia un buon futuro. Accanto a loro Filippo Nigro, il cui ruolo però è molto più marginale. La storia ci parla dello sbandamento del giovane politico gay interpretato da Argentero per la sua collega Gerini, con conseguente triangolo amoroso. La cosa che più mi è piaciuta è la leggerezza utilizzata nel toccare vizi e virtù della politica, evidenziati sotto ogni aspetto, e la carineria con la quale si parla della confusione sessuale di Piero interpretato da Argentero. Si parla essenzialmente di amore, di come uno si possa innamorare di una persona con la quale invece npn pensava fosse possibile, il tutto rovesciando la prospettiva. Si parla di amore universale verso le persone, chiunque siano e si lancia un bel messaggio di apertura agli italiani, che mi sembra inizi, per fortuna, a essere recepito...l'ho notato dal fatto che non c'è stato alcun mormorio nelle scene dei baci tra Argentero e Nigro...insomma..un piccolo passo dai...





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